Nel settore dell’online advertising, la frequenza è sempre stata vista come un fattore decisivo. Più un messaggio viene visto, più dovrebbe funzionare. Ma oggi questa certezza inizia a vacillare. Secondo il report Why Frequency Matters: Combating Negative Reach di Omnicom Media, stiamo entrando in una fase in cui “più” non significa necessariamente “meglio”.
Il punto critico è la sovraesposizione. Quando lo stesso annuncio viene ripetuto troppe volte, smette di essere efficace e inizia a generare l’effetto opposto. È qui che entra in gioco il concetto di negative reach: una soglia invisibile oltre la quale la pubblicità diventa fastidiosa, riducendo l’impatto del messaggio e danneggiando la percezione del brand.
Non esiste però una regola universale. Anche se spesso si parla di un intervallo tra due e sette esposizioni come riferimento, la realtà è molto più complessa. La frequenza ideale cambia in base agli obiettivi della campagna, al pubblico e al contesto in cui il messaggio viene distribuito. È un equilibrio dinamico, non un numero fisso. E i consumatori lo percepiscono chiaramente. Oggi oltre il 60% degli utenti dichiara di vedere lo stesso annuncio più volte nella stessa sessione, soprattutto su social e piattaforme di streaming. Una ripetizione così ravvicinata genera frustrazione, fino al punto che molti sarebbero disposti a pagare pur di evitarla.
Curiosamente, non è tanto la quantità totale di esposizioni a creare il problema, quanto la loro concentrazione. Le persone tollerano meglio la pubblicità quando è distribuita su ambienti diversi, piuttosto che ripetuta ossessivamente nello stesso spazio. In altre parole, la varietà conta più della semplice reiterazione.
Per rispondere a questa sfida, il settore si sta muovendo verso soluzioni più evolute. Omnicom Media, insieme a partner come Amazon, Disney e NBCUniversal, sta lavorando a nuovi sistemi di pianificazione capaci di gestire la frequenza in modo più preciso tra TV e streaming. L’obiettivo è ridurre le duplicazioni inutili e migliorare la distribuzione delle impression, aumentando la copertura reale senza saturare l’utente.
Il messaggio è chiaro: è il momento di superare logiche rigide e approcci standardizzati. La frequenza non può più essere vista come un semplice parametro tecnico, ma come una leva strategica da calibrare continuamente, e chi saprà trovare questo equilibrio tra efficacia e esperienza utente avrà un vantaggio concreto.





