Quanto può essere pericolosa una semplice email di lavoro dopo le vacanze?

Il rientro in ufficio porta con sé riunioni online, caselle di posta più affollate, documenti da condividere e tante attività da recuperare. Ed è proprio questa normalità a diventare un’opportunità per i cybercriminali, che possono nascondere phishing e malware dietro comunicazioni apparentemente del tutto legittime.

Secondo una recente analisi di Kaspersky, tra luglio 2025 e giugno 2026 sono stati rilevati oltre 4,7 milioni di tentativi di attacco che sfruttavano il nome o l’immagine di strumenti molto utilizzati sul lavoro. In cima alla lista c’è Zoom, con più di 2,6 milioni di rilevamenti, seguito da Outlook con circa 1,5 milioni. Ma anche OneDrive, Excel e Teams sono finiti nel mirino.

A preoccupare non sono soltanto i numeri, ma soprattutto le modalità degli attacchi. I downloader rappresentano la categoria di malware più diffusa: programmi apparentemente innocui che hanno il compito di scaricare altre minacce sul dispositivo. Seguono i trojan, capaci di camuffarsi da software legittimi per rubare informazioni, controllare le attività dell’utente o aprire un accesso agli attaccanti.

E c’è una tecnica che rende il quadro ancora più insidioso: il “device code phishing”. In questo caso la vittima non viene portata su una pagina falsa. Riceve invece un codice da inserire su una vera pagina Microsoft e può finire, senza rendersene conto, per autorizzare un’applicazione controllata dagli aggressori. Il risultato? Accesso potenziale a email, file su OneDrive e conversazioni su Teams.

Il punto, quindi, è che il pericolo non sempre si presenta con segnali evidenti. Anzi, può assumere proprio le sembianze delle attività quotidiane. Per questo, al rientro, vale la pena ripartire anche dalle buone abitudini: controllare con attenzione il mittente, usare password uniche e autenticazione a più fattori e, soprattutto, mantenere alta la formazione sul phishing.

Perché nella cybersicurezza la tecnologia conta, ma spesso la prima linea di difesa resta la nostra attenzione.

Published On: Settembre 1st, 2026 / Categories: Data Privacy /

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